PRESENZA IN AZIONE: TEMPO DI BILANCI :))

Pubblicato il : 12/10/2026



Ti è mai capitato di avere tante idee, studiare, leggere libri e approfondire argomenti, ma di fare fatica a trasformare tutto questo in qualcosa di concreto?

A volte non ci mancano le conoscenze, ma il coraggio di metterle alla prova. Aspettiamo di sentirci pronti, temiamo di sbagliare o rimandiamo perché non sappiamo da dove iniziare.

È una difficoltà che ho conosciuto personalmente.

Per molto tempo ho coltivato idee, approfondito argomenti e immaginato possibilità. Poi ho iniziato a chiedermi come avrei potuto trasformare tutto questo in qualcosa di reale.

Desideravo creare un progetto capace di unire due ambiti che sentivo particolarmente vicini: la Mindfulness e il Coaching.

L´idea era quella di organizzare eventi dal vivo in cui le persone potessero fermarsi, ascoltarsi e, a partire da una maggiore consapevolezza, individuare nuove possibilità di azione.

Ma tra immaginare un progetto e realizzarlo c´era una distanza che dovevo imparare ad attraversare.

Avevo paura di parlare in pubblico. Mi chiedevo se sarei stata capace di gestire un gruppo, se le persone avrebbero apprezzato le mie proposte e se fossi davvero pronta per mettermi in gioco.

Avrei potuto continuare a studiare, aspettando di sentirmi più sicura.

Invece, a un certo punto, ho iniziato a sperimentare.

I primi due test non hanno funzionato come speravo. Eppure, proprio attraverso quei tentativi, ho iniziato a comprendere meglio che cosa desideravo creare.

È così che ha preso forma Presenza in Azione, un progetto nato dal desiderio di integrare l´ascolto di sé con la possibilità di trasformare le proprie consapevolezze in azioni concrete.

Ripercorrendo questa esperienza a distanza di mesi, ho riconosciuto alcuni punti di contatto con il pensiero di Stephen Covey, Otto Scharmer, Steve Blank, Peter Thiel ed Eric Ries.

Avevo letto i loro libri e approfondito le loro teorie. Solo successivamente ho iniziato a riconoscere quanto alcuni concetti avessero trovato un riscontro nella mia esperienza.

Non avevo seguito un metodo prestabilito. Stavo imparando facendo.

In questo articolo racconto il percorso che mi ha portata dall´intuizione alla realizzazione del progetto, le difficoltà che ho incontrato e gli insegnamenti che ne ho ricavato.

1. DALLA PREPARAZIONE ALL´AZIONE: LA PROATTIVITÀ DI STEPHEN COVEY

Per molto tempo, il mio mondo è stato popolato da libri, concetti e possibilità.

Approfondivo argomenti, collegavo idee e immaginavo progetti. Ma fare il passo successivo significava uscire dalla mia zona di comfort.

Organizzare eventi dal vivo avrebbe richiesto di espormi, parlare davanti alle persone, gestire le dinamiche di un gruppo e accettare la possibilità di sbagliare.

La paura di parlare in pubblico alimentava i miei dubbi.

Mi chiedevo se fossi abbastanza preparata, se avessi le competenze necessarie e se le persone avrebbero apprezzato ciò che proponevo.

Avrei potuto aspettare di sentirmi pronta.

Ma quando ci sentiamo davvero pronti a fare qualcosa che ci mette alla prova?

Nel libro Le 7 regole per avere successo, Stephen Covey presenta la proattività come la capacità di assumersi la responsabilità delle proprie risposte agli eventi, concentrandosi su ciò che possiamo influenzare.

Ripensando alla mia esperienza, riconosco il valore di questo principio.

Non potevo eliminare ogni incertezza, né controllare le reazioni delle persone. Potevo però scegliere di fare un primo passo, anche in presenza della paura.

Ho compreso che la sicurezza non è sempre un requisito necessario per iniziare. A volte è qualcosa che si costruisce attraverso l´esperienza.

LA LEZIONE CHE HO IMPARATO: non devi aspettare di sentirti completamente pronto. Puoi acquisire competenze, fiducia e consapevolezza anche mentre agisci.

2. I PRIMI DUE TEST: IMPARARE DA CIÒ CHE NON FUNZIONA

Prima di arrivare a Presenza in Azione, ho realizzato due test che non hanno prodotto i risultati che speravo.

Quando abbiamo un´idea che ci entusiasma, è facile immaginare come potrebbe funzionare. Più difficile è confrontarla con la realtà e scoprire che alcuni aspetti non sono ancora chiari.

Quei primi tentativi mi hanno portata a interrogarmi su diverse questioni.

Che cosa desideravo davvero offrire?

A chi volevo rivolgermi?

Come avrei potuto trasformare le mie passioni in un´esperienza significativa per le persone?

Non avevo ancora tutte le risposte.

Quello che inizialmente poteva sembrare soltanto un insuccesso è diventato un´occasione per rivedere le mie idee e comprendere meglio la direzione da seguire.

Ho iniziato a distinguere l´intuizione iniziale dal modo in cui cercavo di realizzarla.

Un progetto può avere un significato importante per noi, ma questo non significa che la sua prima versione sia già quella giusta.

A volte non dobbiamo abbandonare un´idea. Dobbiamo capire che cosa modificare, che cosa approfondire e che cosa siamo disposti a mettere in discussione.

LA LEZIONE CHE HO IMPARATO: un tentativo non riuscito non deve necessariamente segnare la fine di un progetto. Può diventare una fonte di apprendimento, se siamo disposti a interrogarci su ciò che possiamo cambiare.

3. UNA GIORNATA NEL PARCO E UN´INTUIZIONE: LA NASCITA DI PRESENZA IN AZIONE

Ricordo una giornata trascorsa in un parco.

È un ricordo che porto con me perché, in quel momento, ho iniziato a immaginare con maggiore chiarezza ciò che desideravo creare.

Vedevo persone distese sull´erba, ciascuna sul proprio tappetino, raccolte in un momento di tranquillità e ascolto.

Ma quella visione non riguardava soltanto la meditazione.

Immaginavo uno spazio in cui le persone potessero rallentare, ritrovare un contatto con sé stesse e ascoltare ciò che stava emergendo dentro di loro.

Uno spazio in cui la consapevolezza non fosse il punto di arrivo, ma l´inizio di qualcosa.

Mi chiedevo che cosa potesse accadere se, dopo essersi fermate e aver dedicato del tempo all´ascolto interiore, le persone avessero avuto l´opportunità di esplorare nuove possibilità e individuare azioni concrete da portare nella propria vita.

In quel momento ho iniziato a riconoscere il cuore di Presenza in Azione: l´incontro tra Mindfulness e Coaching, tra la possibilità di ascoltarsi e quella di trasformare ciò che emerge in una direzione da esplorare.

Ricordo soprattutto l´emozione che ho provato.

Ho pianto di gioia.

Non perché avessi già un progetto definito, un programma pronto o tutte le risposte necessarie per realizzarlo.

Era qualcosa di diverso.

Avevo iniziato a riconoscere uno scopo. Riuscivo a intravedere il senso che avrei voluto dare a quell´idea e il tipo di esperienza che desideravo offrire.

A volte facciamo fatica a distinguere ciò che vogliamo davvero da tutto ciò che pensiamo di dover fare.

Ci informiamo, analizziamo, cerchiamo risposte e proviamo a costruire mentalmente ogni passaggio. Eppure, può capitare che la direzione diventi più chiara proprio quando smettiamo, per un momento, di cercare di controllare tutto.

Ripensando a quella giornata, ho trovato una chiave di lettura interessante nella Teoria U di Otto Scharmer.

Il suo approccio al cambiamento invita a sospendere i giudizi abituali, ascoltare più profondamente la realtà e lasciare emergere nuove possibilità prima di tradurle in azioni.

Non considero la mia esperienza un´applicazione diretta della Teoria U. Riconosco, però, un´affinità con l´idea che, per individuare nuove direzioni, sia utile creare uno spazio di ascolto e apertura.

Quella giornata nel parco non aveva risolto tutte le mie domande. Mi aveva aiutata a comprendere meglio che cosa desideravo realizzare e, soprattutto, perché.

LA LEZIONE CHE HO IMPARATO: a volte, per trovare una nuova direzione, non serve pensare di più. Serve creare lo spazio per ascoltare meglio ciò che conta davvero per noi.

4. MINDFULNESS E COACHING: DARE FORMA A UN´IDEA

Una volta riconosciuto il senso del progetto, ho iniziato a comprendere meglio quali elementi avrei voluto mettere in relazione.

Per me, Mindfulness e Coaching rappresentavano due dimensioni complementari.

La Mindfulness offriva la possibilità di creare uno spazio dedicato alla presenza, all´ascolto e alla consapevolezza di pensieri, emozioni e sensazioni.

Il Coaching permetteva di orientare quella riflessione verso domande, obiettivi e possibilità di azione.

Non volevo semplicemente proporre una meditazione all´aperto.

Allo stesso tempo, non desideravo organizzare un incontro dedicato agli obiettivi senza lasciare spazio all´ascolto interiore.

Volevo esplorare che cosa potesse accadere mettendo in relazione queste due dimensioni.

Che cosa emerge quando ci fermiamo?

Che cosa comprendiamo quando osserviamo con maggiore attenzione i nostri pensieri, le nostre emozioni e i nostri desideri?

E come possiamo trasformare ciò che abbiamo compreso in una scelta concreta?

Anche il libro Presence: An Exploration of Profound Change in People, Organizations, and Society, scritto da Peter Senge, C. Otto Scharmer, Joseph Jaworski e Betty Sue Flowers, mi ha offerto una prospettiva interessante per riflettere sul rapporto tra presenza e cambiamento.

È un libro che amo particolarmente, che porto spesso con me e che, ormai, è consumato e pieno di appunti. ♡

Ritrovo nelle sue pagine spunti che continuano ad accompagnarmi nella riflessione sul modo in cui ascolto, comprensione e cambiamento possono entrare in relazione.

Il collegamento con Presenza in Azione è una mia interpretazione personale, maturata anche attraverso l´esperienza.

Desideravo che la presenza non fosse soltanto un momento di pausa, ma potesse diventare il punto di partenza per esplorare nuove possibilità.

Da qui il significato che ho attribuito al nome del progetto.

LA PRESENZA CI AIUTA AD ASCOLTARE E COMPRENDERE. L´AZIONE CI PERMETTE DI TRADURRE CIÒ CHE ABBIAMO COMPRESO IN PASSI CONCRETI.

Naturalmente, aver trovato un significato nell´idea non significava averne già dimostrato il valore.

Dovevo capire come tradurla in un´esperienza reale, come proporla alle persone e come migliorarla attraverso ciò che avrei imparato.

5. DALL´IDEA ALLA REALTÀ: STEVE BLANK ED ERIC RIES

Una volta individuata la direzione, era necessario passare alla pratica.

Ho iniziato a realizzare eventi gratuiti, dedicati rispettivamente al Coaching e alla nutrizione.

Questi incontri mi hanno permesso di sperimentare in un contesto reale, affrontare la paura di parlare in pubblico e confrontarmi con le reazioni delle persone.

Per me, ogni evento rappresentava un´occasione per uscire dalle mie riflessioni e verificare come le mie idee si confrontassero con la realtà.

Ripensando a questa fase, riconosco un collegamento con il principio Get Out of the Building di Steve Blank.

Nel suo approccio allo sviluppo delle startup, Blank sottolinea l´importanza di uscire dalla propria prospettiva e confrontarsi con i potenziali clienti, così da verificare le ipotesi sulle quali si fonda un progetto.

In altre parole, non basta immaginare che cosa possa essere utile alle persone. Occorre incontrarle, ascoltarle e raccogliere informazioni che aiutino a comprendere meglio le loro esigenze.

Nel mio caso, gli eventi mi offrivano un primo spazio di confronto.

Potevo osservare le reazioni dei partecipanti, capire quali aspetti suscitassero interesse e iniziare a interrogarmi su come sviluppare un´esperienza coerente con la mia intuizione.

Un altro riferimento utile è Eric Ries, autore di The Lean Startup.

Il suo ciclo Build-Measure-Learn, ovvero costruire, misurare e imparare, descrive un processo di sviluppo basato sulla sperimentazione e sull´apprendimento continuo.

L´idea è quella di realizzare una prima versione di un progetto, osservare i risultati e utilizzare ciò che si apprende per decidere come procedere.

Guardando indietro, posso leggere i miei primi eventi attraverso questa prospettiva.

Ho iniziato a portare le idee nella realtà, ho avuto occasioni per osservare ciò che accadeva e ho raccolto elementi che mi hanno aiutata a riflettere sui passaggi successivi.

Non avevo applicato integralmente il metodo di Ries, né seguito un processo strutturato di validazione. Il suo approccio mi aiuta, però, a riconoscere il valore di un principio che ho sperimentato personalmente: si impara qualcosa di diverso quando un´idea viene messa alla prova nella realtà.

LA LEZIONE CHE HO IMPARATO: non costruire un progetto soltanto su ciò che immagini che le persone desiderino. Confrontati con loro e utilizza ciò che impari per prendere decisioni più consapevoli.

6. CREARE QUALCOSA DI PROPRIO: IL COLLEGAMENTO CON PETER THIEL

Nel libro Zero to One, scritto da Peter Thiel con Blake Masters, viene esplorata la differenza tra replicare ciò che già esiste e creare qualcosa di nuovo.

Ripensando alla nascita di Presenza in Azione, riconosco un collegamento con questa prospettiva.

La mia intenzione non era inventare la Mindfulness o il Coaching. Volevo esplorare una combinazione capace di dare vita a un´esperienza con una propria identità.

Desideravo creare un format in cui il momento dedicato alla presenza diventasse il punto di partenza per riflettere sulle proprie possibilità e individuare azioni concrete.

La novità che cercavo non risiedeva, quindi, nei singoli elementi, ma nel modo in cui desideravo metterli in relazione.

Questo percorso mi ha aiutata anche a riconoscere quanto mi coinvolgesse la fase creativa.

Mi piaceva collegare intuizioni, immaginare nuove possibilità, progettare un´esperienza e portarla davanti alle persone.

A un certo punto, un altro team ha realizzato sul territorio un´attività che riprendeva la mia idea.

È stato un episodio che mi ha portata a riflettere sul significato di creare qualcosa di proprio e sulla differenza tra avere un´intuizione e sviluppare un progetto nel tempo.

Ho compreso quanto mi motivasse la fase iniziale, quella in cui un´idea comincia a prendere forma.

Ma ho anche riconosciuto che creare qualcosa non significa soltanto immaginarlo e realizzarlo una prima volta.

Per dare continuità a un progetto servono organizzazione, capacità di gestione, attenzione alle persone e disponibilità a migliorare ciò che è stato creato.

L´intuizione è importante, ma non basta da sola.

LA LEZIONE CHE HO IMPARATO: creare qualcosa di proprio significa trovare una combinazione che abbia senso per noi e per le persone a cui ci rivolgiamo. Svilupparla nel tempo richiede anche di imparare a gestirla, migliorarla e comprenderne il valore.

7. ASCOLTARE I PARTECIPANTI: IL FEEDBACK COME OCCASIONE DI MIGLIORAMENTO

Con la prima serata ufficiale di Presenza in Azione, l´intuizione ha iniziato a prendere una forma concreta.

Successivamente, ho proposto il format a persone paganti.

Questo passaggio ha introdotto un elemento ulteriore: la disponibilità dei partecipanti a investire denaro nell´esperienza.

Era un primo confronto con il mercato, anche se non bastava, da solo, a dimostrare la sostenibilità economica del progetto nel lungo periodo.

Un altro momento significativo è arrivato con il feedback dei partecipanti.

Alcuni mi hanno chiesto di dedicare più tempo alla parte di Mindfulness.

Ho accolto il suggerimento e ho modificato la durata di questa attività nell´evento successivo.

Può sembrare un cambiamento piccolo, ma per me ha avuto un significato importante.

Il format non era più soltanto il risultato di ciò che avevo immaginato. Iniziava a evolvere anche attraverso l´esperienza delle persone.

La richiesta di dedicare più tempo alla Mindfulness non dimostrava che tutti i partecipanti desiderassero la stessa cosa, ma rappresentava un´indicazione concreta da prendere in considerazione.

Potevo ignorarla, restare fedele alla mia idea iniziale oppure utilizzarla come spunto per sperimentare una modifica.

Ho scelto la terza possibilità.

Questo passaggio mi ha ricordato che ascoltare davvero non significa limitarsi a raccogliere opinioni. Significa anche essere disposti a rivedere alcune delle proprie convinzioni.

Naturalmente, non tutti i feedback devono necessariamente tradursi in un cambiamento. Occorre comprenderli, valutarli e capire se siano coerenti con gli obiettivi del progetto.

Ma escluderli a priori significherebbe rinunciare a una preziosa occasione di apprendimento.

LA LEZIONE CHE HO IMPARATO: un progetto non deve rimanere identico all´idea da cui è nato. Può evolvere attraverso il confronto con le persone, se siamo disposti ad ascoltare e a sperimentare miglioramenti.

8. CHE COSA HO IMPARATO DALLA NASCITA DI PRESENZA IN AZIONE

Ripercorrendo questo percorso, riconosco alcuni passaggi fondamentali.

Non si è trattato di una sequenza perfettamente lineare, ma di un processo fatto di tentativi, intuizioni, dubbi e nuove domande.

  • PREPARAZIONE E PAURA. Avevo conoscenze e intuizioni, ma dovevo trovare il coraggio di espormi e iniziare ad agire.
  • SPERIMENTAZIONE. I primi due test non hanno funzionato come speravo, ma mi hanno aiutata a comprendere meglio la direzione da seguire.
  • ASCOLTO E INTUIZIONE. La giornata nel parco mi ha permesso di immaginare un´esperienza che unisse presenza e azione.
  • CREAZIONE DEL FORMAT. Ho iniziato a dare una forma concreta al collegamento tra Mindfulness e Coaching.
  • CONFRONTO CON LA REALTÀ. Gli eventi gratuiti e la prima serata a pagamento mi hanno permesso di portare il progetto davanti alle persone.
  • APPRENDIMENTO E MIGLIORAMENTO. I feedback mi hanno aiutata a modificare il format e a riflettere sul valore dell´esperienza proposta.

Questi passaggi non costituiscono un metodo ufficiale elaborato dagli autori citati. Sono una chiave di lettura che ho costruito ripensando alla mia esperienza e mettendola in relazione con alcune delle teorie che avevo approfondito.

A distanza di mesi, mi sono resa conto di quante idee incontrate nei libri avessero trovato un riscontro nella realtà, anche se in forme diverse da quelle che avrei potuto immaginare.

Ho iniziato a riconoscere nella mia esperienza alcuni principi che prima conoscevo soprattutto a livello teorico.

La proattività di Covey mi ha aiutata a riflettere sulla responsabilità di agire anche in presenza dell´incertezza.

La Teoria U di Scharmer mi ha offerto una prospettiva sul valore dell´ascolto e dell´apertura a nuove possibilità.

Gli approcci di Blank e Ries mi hanno aiutata a comprendere l´importanza della sperimentazione, del confronto con le persone e dell´apprendimento attraverso l´esperienza.

La prospettiva di Thiel mi ha portata a riflettere sulla creatività, sull´originalità di un progetto e sulla necessità di svilupparlo nel tempo.

Non avevo seguito consapevolmente tutti questi principi mentre costruivo Presenza in Azione. Li ho riconosciuti soprattutto guardando indietro.

È una differenza importante: non sempre mettiamo in pratica ciò che abbiamo imparato dai libri perché abbiamo deciso di applicare una teoria. A volte è l´esperienza a permetterci di comprendere più profondamente ciò che avevamo letto.

Se dovessi sintetizzare il percorso, lo rappresenterei così:

ASCOLTO → INTUIZIONE → SPERIMENTAZIONE → AZIONE → FEEDBACK → APPRENDIMENTO

Non è una formula da applicare rigidamente. È una rappresentazione del modo in cui, nella mia esperienza, questi elementi si sono influenzati a vicenda.

La Mindfulness e il Coaching ne costituiscono il filo conduttore: la prima come spazio di presenza e consapevolezza, il secondo come opportunità per esplorare obiettivi e azioni.

9. COME TRASFORMARE UN´INTUIZIONE IN UN PROGETTO CONCRETO: 7 SUGGERIMENTI

Che cosa possiamo fare, quindi, quando abbiamo un´idea che desideriamo realizzare, ma non sappiamo da dove iniziare?

A partire dalla mia esperienza, ho individuato sette suggerimenti che possono essere utili anche ad altre persone.

1. NON ASPETTARE DI SENTIRTI COMPLETAMENTE PRONTO

Chiediti quale sia il primo passo che puoi compiere con le competenze che hai oggi.

Non devi necessariamente organizzare un grande evento, avviare un´attività o presentare un progetto perfetto.

Puoi iniziare da qualcosa di piccolo, che ti permetta di fare esperienza e comprendere meglio ciò che desideri realizzare.

2. DISTINGUI I FATTI DALLE TUE PAURE

Temere di non essere apprezzato non significa che la tua idea non abbia valore.

Allo stesso modo, essere entusiasta di un progetto non significa che funzionerà necessariamente.

Prova a distinguere ciò che sai da ciò che immagini, temi o speri.

Questa distinzione può aiutarti a prendere decisioni più consapevoli.

3. INIZIA CON UN PICCOLO ESPERIMENTO

Non aspettare di avere tutto perfettamente definito.

Puoi organizzare un incontro, proporre un´attività a un piccolo gruppo o realizzare una prima versione del tuo progetto.

L´obiettivo iniziale non deve essere dimostrare che la tua idea è perfetta, ma capire che cosa succede quando provi a realizzarla.

4. CONFRONTATI CON LE PERSONE

Le nostre convinzioni non sempre corrispondono alle esigenze degli altri.

Parla con le persone a cui vorresti rivolgerti, ascolta le loro esperienze e osserva le loro reazioni.

Non cercare soltanto conferme. Prova anche a individuare ciò che non avevi considerato.

5. ACCOGLI I FEEDBACK SENZA RINUNCIARE ALLA TUA DIREZIONE

Ascoltare non significa modificare ogni aspetto del progetto sulla base delle richieste ricevute.

Significa valutare le osservazioni, comprenderne il significato e decidere se possano contribuire a migliorare ciò che stai costruendo.

Il feedback è un´informazione da interpretare, non necessariamente un´indicazione da seguire alla lettera.

6. TRASFORMA LA RIFLESSIONE IN UN´AZIONE CONCRETA

Dopo aver dedicato tempo all´ascolto di te stesso, chiediti:

Qual è il prossimo passo che posso compiere per avvicinarmi alla direzione che desidero?

Può essere una telefonata, una conversazione, una prima proposta o un piccolo esperimento.

L´importante è che la riflessione non rimanga indefinitamente separata dall´azione.

7. IMPARA ANCHE DAI TENTATIVI CHE NON FUNZIONANO

Un risultato diverso da quello sperato può offrirti informazioni utili per decidere come procedere.

Prova a chiederti che cosa hai imparato, quali aspetti puoi migliorare e quali ipotesi dovresti rivedere.

Non tutte le idee diventeranno progetti e non tutti i progetti avranno successo.

Ma sperimentare può aiutarti a comprenderne meglio le potenzialità, i limiti e le possibilità di sviluppo.

CONCLUSIONE: NON SERVONO TUTTE LE RISPOSTE, SERVE INIZIARE A CERCARLE

La nascita di Presenza in Azione mi ha insegnato che tra un´intuizione e un progetto concreto esiste un percorso fatto di dubbi, tentativi, ascolto e sperimentazione.

I primi due test non hanno funzionato come speravo, ma mi hanno aiutata a comprendere meglio ciò che desideravo realizzare.

La giornata nel parco mi ha permesso di immaginare una possibilità nuova: creare uno spazio in cui Mindfulness e Coaching potessero incontrarsi.

Gli eventi mi hanno aiutata a confrontarmi con le persone, mentre i feedback mi hanno insegnato che un progetto può evolvere attraverso ciò che impariamo strada facendo.

Ma c´è un aspetto che, ripensando a questa esperienza, sento particolarmente importante.

Non ho dovuto aspettare che la paura scomparisse per iniziare. Ho dovuto imparare a riconoscerla e ad agire anche in sua presenza.

A volte pensiamo che per realizzare qualcosa dobbiamo prima acquisire tutte le competenze necessarie, sentirci sicuri e trovare le risposte a ogni domanda.

Ma l´esperienza mi ha mostrato che alcune risposte arrivano soltanto quando iniziamo a muoverci.

Non significa agire senza riflettere o buttarsi in qualcosa senza preparazione. Significa riconoscere che esiste un momento in cui continuare a studiare e pianificare non è più sufficiente: occorre provare, osservare e imparare.

È anche questo, per me, il significato di Presenza in Azione.

La presenza ci aiuta a comprendere dove siamo, ad ascoltare ciò che conta per noi e a riconoscere le possibilità che abbiamo davanti.

L´azione ci permette di esplorarle, metterle alla prova e trasformarle in esperienze concrete.

LA PRESENZA CI AIUTA A COMPRENDERE DOVE SIAMO. L´AZIONE CI PERMETTE DI MUOVERCI VERSO DOVE VOGLIAMO ANDARE.

E tu, hai un´idea che continui a rimandare perché non ti senti ancora pronto?

Forse non hai bisogno di un altro libro o di un altro corso.

Forse hai bisogno di fare spazio, ascoltare ciò che conta davvero per te e scegliere un primo passo.

Non devi necessariamente sapere già dove ti porterà.

Puoi iniziare a esplorare la direzione, confrontarti con la realtà e comprendere, attraverso l´esperienza, che cosa desideri costruire.

Perché un´intuizione, da sola, rimane una possibilità.

È quando iniziamo a sperimentarla e a imparare da ciò che accade che possiamo scoprire come trasformarla in qualcosa di concreto.

E, a volte, è proprio facendo esperienza che iniziamo a comprendere davvero ciò che avevamo letto, studiato e immaginato. ♡ anche se pensandoci bene questo non rifletteva il mio perché profondo.. quello che mi fa proprio arrabbiare. :) Quale sarà? 

A volte vorrei tanto fermarmi a questi eventi ma mi sento spinta da qualcosa di più forte.

Un passo alla volta.

RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI



  • Blank, S., & Dorf, B. (2012). The Startup Owner’s Manual: The Step-by-Step Guide for Building a Great Company. K&S Ranch.

  • Covey, S. R. (1989). The 7 Habits of Highly Effective People: Powerful Lessons in Personal Change. Free Press.

  • Dyer, W. W. (2004). The Power of Intention: Learning to Co-create Your World Your Way. Hay House.

  • Ries, E. (2011). The Lean Startup: How Today’s Entrepreneurs Use Continuous Innovation to Create Radically Successful Businesses. Crown Business.

  • Senge, P. M., Scharmer, C. O., Jaworski, J., & Flowers, B. S. (2004). Presence: Human Purpose and the Field of the Future. Society for Organizational Learning.

  • Thiel, P., & Masters, B. (2014). Zero to One: Notes on Startups, or How to Build the Future. Crown Business.


Il cambiamento che cerchi inizia con un piccolo passo.
Prenota la tua chiamata conoscitiva
gratuita e senza impegno.

Chiamami